Canosa di Puglia, visita ministro Bray. La Salvia: «Allestire servizi, le pietre da sole non parlano»

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Si usa dire in medicina che a “sangue caldo” ogni valutazione sia sempre difficile perché condizionata dalle emozioni del momento. Dopo l’overdose mediatica alla quale è stata sottoposta la città nei giorni scorsi, cogliamo l’occasione per fare il punto su alcune criticità dottamente descritte, anche da chi non era personalmente presente, ma senza alcuna prospettiva di soluzione. Che l’archeologia rappresenti una ricchezza capace di generare denaro ed economia, ce lo diciamo ormai da decenni. La realizzazione di nuove strutture museali o la cessione di catacombe finalizzata alla loro valorizzazione, sono impresa monca se scoordinate dalla visione imprenditoriale e dal concetto di fruizione, che è già previsione di movimenti di turisti e di incassi.

Dovremmo avere un patrimonio curato, capace di creare ricchezza ma con fruizione gratuita? Mai come in questo momento storico, tutto ciò costituisce un controsenso.

Durante la manifestazione il ministro Bray ha esteso la mia definizione di “unicum” riferita a Canosa, definendo lui stesso così anche tutte le meravigliose città italiane che vantano peculiarità, per l’appunto, uniche. Mi permetto di aggiungere che è necessario che tutte queste realtà agiscano insieme non solo nella tutela ma anche nella valorizzazione dei propri beni culturali al fine di generare un “indotto” quanto mai indispensabile, visti i tempi. 

Nulla da obiettare, dunque, sulla visione filantropico-culturale della gestione del patrimonio storico, ma purché produca ricchezza. Infatti vorremmo che Enti operanti in questo settore, che si reggono anche grazie al contributo di risorse pubbliche, fossero volani dell’economia, per esempio facendo pagare il biglietto ai turisti o allestendo servizi aggiuntivi in grado di produrre indotto nella nostra città.

Le pietre da sole non parlano. Dobbiamo noi raccontare la loro storia. Queste sono le ragioni per le quali abbiamo voluto fortemente che Confindustria si confrontasse con “la valorizzazione dei beni culturali di Canosa come motore di crescita economica” rappresentando le imprese, oltre che mostrare la bella realtà di Farmalabor. È borbonico pensare che lo Stato, la Regione, la Provincia, il Comune si possano sostituire agli imprenditori nel compito di creare economia, essendo il patrimonio storico e artistico, onere da custodire e preservare, non già fonte diretta di posti di lavoro.

Senza prevedere un incasso che provenga dalla fruizione dei siti archeologici, si possono chiedere solo soldi ai canosini per mantenerli, quasi che fosse una, pur nobilissima, “tassa di scopo”, che cessa di essere tale quando viene recuperata dall’indotto. Ma tale indotto al momento è irrisorio.

A “sangue freddo”, invece, l’intervento effettuato sul Palazzo Minerva ci entusiasma per almeno due ragioni: la prima è che la collaborazione pubblico-privato si concretizza in una struttura che può fare cultura; la seconda, è che entrando nell’ottocentesco palazzo mirabilmente riadattato, sulla sinistra ci si imbatte in un gift shop che, così come avviene nella maggior parte dei musei, dà la possibilità ai turisti di fare acquisti, congrui ai luoghi visitati. 

Interessante è stata poi la passeggiata a Canne della Battaglia con il ministro Bray, il sindaco di Barletta, Cascella, l’ex rettore dell’Università di Foggia e membro del tavolo tecnico per la realizzazione del museo, Giuliano Volpe e alcuni funzionari della Soprintendenza. Le idee, anche quelle che fanno economia, camminano sulle gambe degli uomini e non dipendono dalla tipologia delle “scatole” che si realizzano per contenerle: dipendono piuttosto da quello che queste riescono a mostrare, coinvolgendo il visitatore in un vortice che produce economia per l’autista di bus come per il venditore di bibite e snack o l’affittacamere canosino. Ma tutto questo potrà esserci solo se si saprà creare interesse nel turista convincendolo anche a soggiornare qui. 

E’ dunque opportuno portare in ogni modo alla ribalta la ricchissima storia di cui Canosa è testimone e rilanciare l’economia della Città ponendo all’attenzione dei visitatori  il suo immenso patrimonio culturale e archeologico.

In conclusione, il Comune di Canosa, che ha fortemente voluto questa iniziativa, in collaborazione con Confindustria, sul palco del teatro Lembo ha acceso i riflettori su una realtà che ha ancora molto da dire, al netto di ogni bega di campanile politico e/o istituzionale. Di questo, al momento, non possiamo che dirci soddisfatti”

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