Barletta, “Notte Rosa 2013”: per dire No alla violenza sulle donne

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La manifestazione,  rientrante nel camper  tour regionale   “Estate in rosa” e promossa dal ministero delle Pari opportunità, ha coinvolto varie associazioni territoriali come “Se non ora quando”, il centro antiviolenza “Giulia e Rossella”, “La Caramella Buona”  e l’associazione dei Genitori e delle Donne Democratiche,  facendo tappa anche a Barletta e  riscontrando  notevoli consensi da parte della cittadinanza.

Un momento cruciale dell’evento  è stato  di certo il dibattito serale  avvenuto  presso l’anfiteatro dei giardini del castello di Barletta, sullo “ Stato  Donne – Violenza  Parità e Diritti” al quale hanno partecipato   il vicesindaco e  Assessore comunale alle Politiche  Sociali Anna Rizzi Francabandiera, l’assessore comunale alla Cultura Giusy CaroppoGiovanni Ippolito psicologo della Polizia di Stato sezione Foggia,  Maria Cristina Capurso avvocato volontario presso l’Osservatorio Giulia e Rossella centro antiviolenza di Barletta, Liana Abbascià  segretaria Cgil Bat, Mariella Parlato, attrice e regista,   il tutto  intervallato dall’interpretazione artistica di Michela Diviccaro dei  testi  dell’autrice barlettana Teodora  Mastrototaro.

“ La crisi economica che stiamo attraversando la stanno pagando soprattutto le donne a differenza di quanto accadeva negli anni precedenti “ – ha esordito il vicesindaco Francabandiera.
“La cultura rappresenta  un tassello importante perle donne e per al società – ha proseguito l’assessore Caroppo –  importante è inculcare la cultura del rispetto  in quanto cultura e rispetto vanno di pari passo .”

Diversi sono gli esercenti barlettani che  hanno aderito alla campagna nazionale “Posto occupato” – hanno sottolineato il consigliere comunale Giuliana Damato e Annabella Corsini  nonché esponenti della sezione locale “Se non ora quando” – occupare con un oggetto simbolico femminile  la poltrona di un cinema di un autobus o quant’altro  per ricordare che in quei posti  sedevano donne vittime di violenza; i dati sono agghiaccianti solo nel 2013 in Italia, sono state 100 le donne uccise per mano di uomo.”

Prendendo spunto da un libro intitolato “Sognando Parità, ma quanto tempo dovremo ancora attendere?”   la segretaria provinciale della Cgil, Liana Abbascià ha  sottolineato  che “ solo il 40% delle donne in Italia ha un  lavoro e molto spesso  sottopagato  rispetto a quello degli  uomini e 800mila invece quelle che hanno subito le dimissioni in bianco, purtroppo esiste una correlazione importante tra lavoro e violenza specie se pensiamo ai soprusi che molte donne subiscono sui luoghi di lavoro, in modo particolare nel settore ortofrutticolo  pugliese  nel quale molte donne sono impiegate.”

Spunti di riflessione sono stati offerti dal  monologo “Beate noi” dell’attrice e regista barlettana  Mariella Parlato, la quale con sarcasmo e ironia ha descritto le diverse forme di maschilismo che paradossalmente sono ancora presenti nella mentalità di  molte donne: “ Fai l’attrice? Ne’ ma ti pagano, è un lavoro? Ma sei sposata, che lavori a fare?”  spezzoni del monologo con accenti barlettani  nel quale si confrontano  diverse categorie di donne madri lavoratrici sognatrici e  alcune rassegnate.

“Molte sono le donne che ancora stentano a denunciare – ha  affermato Giovanni Ippolito psicologo della Polizia di Stato sezione  di Foggia –  la paura prevarica e molto spesso queste donne non riescono ad assumere consapevolezza della gravità delle violenze subite credendo che ricevere pugni e calci sia del tutto normale; l’uomo a livello psichico sente il bisogno di essere coccolato da qualcuno e molto spesso questo bisogno diventa una necessità  pretesa dalla propria compagna.”

“Ancora una volta la legge va avanti rispetto alla cultura – ha concluso l’avvocato Capurso –  un decreto legge del 17 agosto 2013 rafforza ulteriormente  chi subisce  la  cosiddetta “violenza assistita” fra le mura domestiche , molti sono gli strumenti legislativi esistenti  ma è importante che vengano applicati; le donne che si rivolgono al nostro  centro  antiviolenza non sempre hanno l’intento di denunciare e preferiscono agire civilmente e non penalmente in primis per tutelare i figli e poi anche per non incombere nelle lentezze burocratiche e amministrative dei processi penali.”

Dora Dibenedetto

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