Barletta, dopo un secolo in mostra “La collezione De Nittis: un dono alla città”: inaugurata dal ministro Bray

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Ad inaugurare la mostra degli  oli su tela ovvero “La collezione De Nittis: un dono alla città” restaurati da alcuni volontari e  donati  alla città della Disfida, un secolo fa,  dalla moglie dell’artista Léontine Gruvelle  Denittis, c’erano  all’ incontro di sabato : il  Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, il Presidente della Provincia Barletta-Andria-Trani Francesco Vendola,  Christine Farese Sperken curatrice della mostra, il sindaco Pasquale  Cascella e l’assessore comunale alle Politiche dell’Identità Culturale Giusy Caroppo.

Rispetto al successo riscontrato dall’esposizione delle opere di De Nittis prestate prima a Parigi e poi a Padova, il centenario della donazione sarà dunque  inaugurato  con progetto del tutto inedito, che integra il patrimonio pubblico della Pinacoteca De Nittis con la mostra  delle  medesime  opere,  all’interno delle  stanze  dello storico  palazzo sito in via Cialdini,  da sempre utilizzato  per  gli eventi artistici temporanei.

“Nonostante il dimezzamento dei fondi statali per gli enti regionali e le difficoltà nel tener testa al patto di stabilità – ha commentato il presidente della Regione Vendola – l’amministrazione comunale è stata finalmente in grado di riappropriarsi delle opere  di un  barlettano cosmopolita  come per l’appunto De Nittis.”

“La Pinacoteca Giuseppe De Nittis di Barletta, ospitata inizialmente nell’ex convento dei Domenicani, in via Cavour, dopo la ristrutturazione del Castello, troverà posto nelle ampie sale del maniero poste al primo piano, ora occupate dal Museo Civico. Le condizioni climatiche – il castello è limitrofo al mare – porranno i dipinti al rischio di deterioramento e così, dopo la ristrutturazione di Palazzo della Marra, la Pinacoteca viene definitivamente trasferita in questa sede il 31 marzo 2007.Giuseppe De Nittis trova quindi la propria casa definitiva. È Emanuela Angiuli, a inaugurare la nuova Pinacoteca, con un allestimento per tematiche e un soffio di aura letteraria ereditata dalla lunga esperienza come direttore della Biblioteca Provinciale di Santa Teresa dei Maschi a Bari. Con lo Studio Mari di Bologna, mette in scena un allestimento permanente che si snoda per il secondo piano del Palazzo, attraverso le tematiche che hanno nutrito la ricerca variegata del pittore barlettano, una ricerca sintetizzata dalla grande retrospettiva dell’artista che a Parigi, al Petit Palais, raggiunge l’apoteosi della consacrazione nel 2010: La modernité élégante, una mostra che vede accanto a quella della curatrice la firma del direttore Gilles Chazal e di Dominique Morel. L’attività del Museo sarà parallelamente caratterizzata dal susseguirsi, con cadenza annuale, di esposizioni temporanee di respiro europeo e di ambito impressionista e modernista (secondo ottocento/primo novecento), quali “De Nittis e Tissot”, “Zandomeneghi, De Nittis, Renoir” , “Gli Orientalisti. Incanti e scoperte nella pittura dell’800 italiano”,” Terra e mare”, “L’odore della luce”, mostre che rafforzano i rapporti intessuti con collezionisti, musei e fondazioni italiane ed estere. È solo nel 2012 che la Pinacoteca barlettana si apre all’arte contemporanea, ospitando la mostra del grande maestro belga Jan Fabre (“Art is a medusa”, nell’ambito del progetto europeo “Waterhed”) e la Rassegna di fotografia del FIOF, che hanno portato un pubblico di diversa natura al Museo, rispettando un rigore espositivo di carattere classico.”

“Barletta città d’arte, iscritta nel registro regionale dei Comuni ad economia prevalentemente turistica. Barletta dalle mille sfaccettature, sociali, economiche, storiche – si legge in un nota dell’assessore Caroppo – A suggerire però che una città non può soltanto guardare indietro, ad una identità remota, fatta di stratificazioni architettoniche che raccontano glorie e travagli, dai tempi di Annibale o Federico, fino alla contesa cinquecentesca tra Fieramosca e La Motte, alle sfide sindacali, commerciali e della piccola industria. Sembra un paradosso, ma è appunto nella storia (e nelle glorie del passato) che una città come Barletta deve rintracciare le sue tag per un’identità futura. Il contenuto sì, antico, ma il metodo deve essere nuovo, perchè si possa costruire per Barletta una Storia contemporanea.

E’ Giuseppe De Nittis, uomo meridionale trapiantato al nord, quel “Peppino” dal dialetto così simile per certi versi al francese, quell’artista versatile dalla prestezza inarrivabile, funambolo che si traveste della melanconia dei cieli plumbei e insieme fotografa la dorata spensieratezza della “vie moderne”, che sia lui uno dei viatici per il rendez-vous con il futuro?  Certo è tassello “urgente” della nuova identità di Barletta.De Nittis è uno dei pezzi del puzzle che, con metodo contemporaneo, vorrei rintracciare nei punti della mia politica dell’identità nostrana. Cominciando col far vivere un Museo con le risorse che ha. Un tesoro non solo materiale – si legge nella parte finale della nota –  ma un tesoro di suggerimenti culturali e emozionali. Una tavolozza di spunti che una figura come Peppino – il barlettano che non conosceva una parola di francese quando arrivò a Parigi, eppure sbaragliò tradizione e avanguardia –  “dona” alle generazioni di ieri e a quelle di domani.”

Entusiasmo per  le opere del pittore barlettano ottocentesco  è stato espresso nel primo pomeriggio  domenicale  di ieri, anche dal ministro Bray, il quale ha sottolineato che “la mostra di De Nittis  dimostra la lungimirante attenzione di alcuni amministratori italiani che hanno capito come la cultura e il turismo siano due leve importanti per far ripartire il Paese. Dobbiamo recuperare un modo di credere nella cultura come valorizzazione del nostro patrimonio immenso e unico al mondo – ha continuato Bray –  disegnando dei percorsi che permettano ai turisti che giungeranno in Italia per Expo 2015 di arrivare sino al nostro Sud: sono convinto che il Sindaco Cascella e la sua Giunta sapranno farlo”.

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All’inaugurazione era presente  anche il rettore dell’Università degli studi di Bari, Corrado Petrocelli, evidenziando la sua  disponibilità a collaborare per eventuali e potenziali progetti futuri. “Questo evento nasce dal mancato allestimento di una mostra antologica del De Nittis presentata a Padova e mai a Barletta per una questione di rispetto dei vincoli del Patto di stabilità – ha dichiarato il Sindaco – ho pensato quindi che avevamo il dovere di porvi rimedio creando un momento culturale anche più completo e ricco, esponendo, di fatto, tutta la collezione in nostro possesso con costi irrisori grazie anche alla collaborazione dell’Università di Bari. Credo che in questo modo – ha concluso – davanti all’intero Paese abbiamo dimostrato come si possano valorizzare la cultura e il patrimonio comune”.

Dora Dibenedetto

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