Barletta, “Le Difettose” di Eleonora Mazzoni: presentato libro sulla procreazione assistita

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Una vera e propria  piaga sociale;  sempre più elevato il numero di donne sterili  o che non riescono a concepire facilmente, costrette a  ricorre  alla scienza, sottoponendosi a cure ormonali “gonfiandosi  come galline” – come sostiene nel suo libro l’autrice –  pur di  sperare  nella maternità; idem dicasi per gli uomini ma l’argomento merita  un altro tipo di considerazioni.

All’incontro, con l’attrice e autrice Eleonora Mazzoni, organizzato dalla sezione locale del movimento  “Se non ora quando?”  e moderato da   Flora Gadaleta e   Francesca Langiano, entrambe membri della sezione locale del movimento, è  intervenuta   anche la psicologa  Rossella Lisanti.

“La protagonista del mio romanzo  – ha affermato Mazzoni – è una ricercatrice quarantenne che come tante donne sogna di avere  un figlio con il suo compagno; ma si accorge di essere “difettosa” vivendo questo suo limite  come un fallimento; è da lì che si apre un mondo del tutto nuovo per lei; questa sua esperienza con la PMA (Procreazione medicalmente assistita) la porta anche a recuperare il suo rapporto da sempre conflittuale con sua madre intesa più come una donne di pancia , perché ha messo al mondo quattro figli, e poco di cuore, come tante del resto.”

L’esperienza della fecondazione artificiale va vissuta non solo dal punto di vista biologico e medico, molto importante è affrontare anche la problematica  dal punto di vista psichico, per  poter capire le dinamiche interiori che molte donne vivono durante questo percorso; pertanto fondamentale è stato l’intervento della dr.ssa Lisanti, la quale nel corso della serata,  ha sottolineato: “ Molte sono le donne che purtroppo davanti a questo fallimento tentano anche il suicidio; alcune percepiscono l’impossibilità di avere un figlio da sempre esistito nel proprio immaginario, come un vero e proprio lutto; diverse sono le conseguenze psichiche che ciò può comportare, subentra pertanto la rabbia seguita dalla depressione e dall’isolamento sociale dovuto al senso di vergogna;   molte invece negano anche l’esistenza del problema;  si incorre pertanto in quel malessere  che viene appunto  definito  la “Sindrome del figlio desiderato” .

“Il romanzo pur essendo ironico, è una vera e propria cura dell’anima: la protagonista, Carla,  ha due grandi riferimenti il filosofo Seneca e sua Nonna Rina, entrambe figure forti ma accomunate da un lutto, come  lo è anche per Carla,  dovuto alla  perdita di un figlio in giovane età  – ha proseguito l’autrice –  L’ età  biologica è crudele con le donne e l’emancipazione femminile ha portato molte donne della società moderna  a posticipare sempre di più la maternità , in Occidente la sterilità è un vero problema che riguarda donne di ogni estrazione sociale e di qualsiasi età; il romanzo ci lascia un interrogativo e anche una riflessione, non sappiamo se Carla dopo vari tentavi di fecondazione riuscirà a rimanere incinta.”

Il welfare e dunque lo Stato non aiuta di certo queste donne – ha concluso Flora Gadaleta – molte sono quelle poco abbienti  che pertanto  non possono sostenere i costi che la fecondazione artificiale comporta, e le strutture pubbliche idonee,  oltre ad essere scarse, hanno liste d’attesa  lunghissime e con notevoli ritardi, pare che a Conversano abbiano aperto un centro di PMA , onde evitare che le donne pugliesi  vadano sino in Lombardia; per non parlare dei paradossi  della legge 40 ritenuta per ben 16 volte incostituzionale dalla Corte di Strasburgo.”

Dora Dibenedetto

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