Margherita di Savoia, censiti da Artemia Salina i beni storico-archeologici: un patrimonio ignoto

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Tale inventario è stato direttamente consegnato nelle mani del sub-Commissario, dott.ssa Marcella Nicoletti, nonché regolarmente presentato presso l’Ufficio Protocollo del Comune lo scorso 7 novembre 2012 (protocollo n.16568 dell’ 8/11/2012), al fine di sollecitare presso tutte le sedi competenti ed opportune, la tutela, la valorizzazione e la fruizione dei medesimi reperti e siti.

Risulta, infatti, dall’indagine compiuta, che numerosi dei beni in oggetto siano per lo più sconosciuti, a grave rischio di scomparsa, danneggiati e, appunto, non ufficialmente inventariati, privi di riconoscimento di “bene culturale” e lasciati all’incuria e al degrado.

Riportiamo di seguito l’elenco:

Villaggio Palafitticolo – Zona Carmosina, Reperti archeologici – saletta del Torrione, Antica taverna con stallone – Torre di Pietra, Villaggio salinieri , Villa romana – Zona Foce Carmosina, Ponte tardo medievale – zona Torre Pietra, Chiesa di S.Michele, Torre delle Saline – “Torrione”, Cimitero vecchio, Trincee belliche site – zona Quarto (Trinitapoli mare), Vecchio macello, Case rurali – zona Quarto – Orno Guerra, Molo romano – Torre Pietra, Tratturo Regio o “della guardia”, Archeologia industriale della salina, Magazzino del sale “P.L.Nervi”, Area archeologiche sommerse in zona Porto Canale, Area archeologiche sommerse in zona foce carmosina, Area archeologiche sommerse in zona Torre Pietra, Magazzino Croce, Quadri del pittore Francesco Galante Civera – Pinacoteca della Torre delle Saline “Torrione”, Antico Pozzo diroccato delle saline.

Tale prezioso patrimonio potrebbe essere una risorsa per valorizzare il territorio locale ed essere oggetto di studi più approfonditi che facciano conseguire notorietà e importanza a Margherita di Savoia e, inoltre, rappresentare la possibilità per l’intercettazione di fondi pubblici e/o privati, mentre appare, invece, pesantemente svilito e mortificato.

Ogni bene è stato censito all’interno di apposite schede che lo descrivono, lo fotografano, ne specificano le coordinate geografiche, la datazione e il tipo di azione richiesta (per ciascuno di essi, uno o più dei seguenti interventi: ricognizione, scavo, vincolo, cartellonistica, tutela, musealizzazione, restauro, fruizione, valorizzazione, verifica di bene culturale, inserimento in itinerari religiosi, messa in sicurezza, riqualificazione).

Pertanto, si è richiesto l’inserimento di ulteriori vincoli architettonici e archeologici nel già redatto PUTT/P (Piano Urbanistico Territoriale Tematico/Paesaggio), un contatto con l’Università di Foggia per ottenere una carta del rischio archeologico e svolgere attività di studio e ricerca inerenti e una diretta e realmente produttiva comunicazione agli Enti pubblici preposti al fine di renderli edotti della situazione descritta e sollecitarli ad interessarsene.

Crediamo che un territorio che sia privo di rispetto per se stesso e per la propria storia sia un territorio privo di identità, un territorio depredato della sua specificità, un territorio non in grado di raccontarsi ed essere ascoltato, un territorio smarrito. Ci sono delle narrazioni che vengono dalla sua memoria e, sebbene tale memoria sia stata volgarmente vilipesa e reiteratamente zittita per svariati lustri, restiamo convinti che esse  possano tornare a galla. L’inventario è solo un primo passo in questa faticosa direzione. Naturalmente occorrerà vigilare e monitorare i passaggi successivi: come, cioè, un documento così prezioso, verrà tenuto in considerazione da chi sarà chiamato a farsi tutore del bene comune nella nostra città.

 

Fonte: COMUNICATO ASSOCIAZIONE “ARTEMIA SALINA”

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