Andria, meeting “Cercatori della Verità”: ospiti Umberto Smaila e Abuna Mario, le foto

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Così esordisce Umberto Smaila ricordando nostalgicamente gli esordi: «Tutta la prima parte della mia vita artistica è stata permeata dalle esibizioni con i Gatti di Vico Miracoli, eravamo quattro ragazzi a cui poi si è aggiunto un quinto, Diego Abatantuono…abbiamo passato sei anni in macchina in giro per l’Italia a parlare di tutto. Nella vita l’amicizia è una delle cose più importanti» e continua poi con un’introspezione che ha quasi l’aria di essere una confessione: «se volete sapere qualcosa di Smaila è che se sono diventato un personaggio dello spettacolo è perché in privato posso avere la vita che voglio, posso leggere e coltivare le mie passioni, posso rendere felici i miei cari e posso sentirmi libero di guardarmi allo specchio consapevole di non avere avuto aiuti o “spintarelle” da nessuno».

Una sorpresa per tutti queste parole, anche per Abuna Mario che, ammette, temeva un po’ «quest’omone sconosciuto» e che a fine serata ha salutato con un caloroso abbraccio.

Si giunge poi a parlare di televisione e di buona e cattiva comunicazione, quella comunicazione che racconta mezze verità, o non racconta affatto, come sottolinea Abuna Mario: «I miei confratelli preti non possono arrivare a Gerusalemme, sono soltanto 7km ma restano insormontabili. Spesso quello che si racconta non è la verità, le notizie in Italia non corrispondono a quello che realmente accade», fortunatamente «La tv ha un grande vantaggio..puoi fare a meno di guardarla! Si può evitare di accenderla ed è proprio quello che faccio io..non trovo contenuti che mi soddisfano e quindi preferisco fare altro!» rincara Smaila.

Di qui ad arrivare a parlare di “Colpo Grosso” il passo è breve, anche Abuna Mario afferma che l’unico ricordo che ha di Smaila è questo suo famosissimo programma. Senza dubbio, spiega Smaila, «Colpo grosso era un programma di cui si è discusso molto..chi ne parlava bene (prevalentemente uomini) e chi ne parlava male…non so se in termini di carriera questo programma mi sia costato qualcosa. Da parte della gente però sento positività perché al di là dei contenuti, il modo in cui lo facevo passare era accettabile! Mi hanno scelto perché dicevano che ero l’unico che poteva presentarlo senza morbosità e voyeurismo.»

E dopo questa parentesi briosa ritorniamo seri con le parole di Abuna Mario che ci racconta della sua esperienze al di là del muro, con gli occhi lucidi e la voce tremante: «Quello che ho visto a Gaza è l’inferno, ho visto il terrore negli occhi dei bambini e quegli occhi te li sogni la notte e diventano incubi… Come può l’uomo non essere sensibile al dolore di un altro uomo?». Lungo e sentito l’applauso che segue.

La conclusione non può che finire sul tema della serata, velocità, lentezza, uomini lenti, uomini rock: Abuna Mario si sente «molto rock» e aggiunge «…più rock sono e  più devo essere lento..la mia forza sta nel sapermi fermare…bisogna essere in grado di vivere insieme velocità e lentezza.». Anche Umberto Smaila propende per il giusto mezzo: «rock di giorno e lento di notte, pieni di energia a lavoro, al momento di produrre, ma a casa recuperiamo i valori della famiglia, dell’amicizia,della comunicazione».

A conclusione della serata il portavoce Vittorio Massaro ne approfitta per ricordare che l’evento sostiene i progetti della Terra Santa e consegna un contributo a Pasquale Ciccieriello, Cavaliere dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

(PH©Roberto Buscemi e Vittoria Merra)

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