Ulivi abbattuti nella ex cartiera, Collettivo Exit: «Potere economico e classe politica rimodellano il territorio»

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Non si mira allo sviluppo del territorio in una visione d’insieme di crescita, ma ci si cura dei profitti che si possono generare nell’immediato, a discapito dell’ambiente, del buon senso civile e della salute stessa dei cittadini.

A Barletta non ci si può più nemmeno meravigliare dell’ennesimo scempio ambientale, rappresentato stavolta dalla strage di ulivi nell’ex-cartiera. Potati a raso, come se fossero infestati dalla Xylella, ma stavolta la Xylella, vera o presunta, non c’entra. Nella zona dell’ex cartiera di Barletta c’erano decine e decine di ulivi di cui adesso è rimasta una parte del tronco alla quale, dicono gli uffici regionali dell’agricoltura, potrebbe seguire la definitiva morte dell’ulivo.

Il collettivo Exit parla di vera e propria “crisi ecologica” nella città di Barletta, in cui l’episodio della strage di ulivi è “in perfetta sintonia con quello che sta avvenendo da molti anni, dove il potere economico in combutta con la classe politica rimodella il territorio in base ai propri interessi”.

“Una classe padronale che non solo si arricchisce sullo sfruttamento e sulla precarizzazione dei lavoratori – dice Angelo Dileo del collettivo Exit– ma anche mettendo a profitto il nostro territorio, l’ambiente in cui viviamo e le stesse nostre esistenze. Il conflitto classico mai sopito tra capitale e lavoro è sempre più accompagnato da un conflitto devastante tra capitale e ambiente, che sta facendo sprofondare le nostre città in una crisi ecologica irreversibile”.

Sempre più numerose le notizie che portano Barletta protagonista del dibattito sull’inquinamento e la distruzione ambientale. Città dove da decenni la cementificazione selvaggia ha trasformato lo stesso buon senso degli abitanti e l’imprenditoria locale non si dimostra ancora in grado di cambiare i suoi modelli né adattare i suoi piani alle più evidenti esigenze e banali conoscenze culturali attuali.

La polizia municipale è intervenuta solo ad abbattimento degli ulivi avvenuto e le istituzioni non sono riuscite ad individuare i responsabili dell’inquinamento della falda nella zona industriale. L’unico provvedimento è stato la sospensione dei lavori, il che, commenta il collettivo Exit, “sa tanto di presa per i fondelli”.

Pare che l’intervento sia stato “autorizzato”, ma non si sa in che misura e da chi. Certo è che gli ulivi pugliesi non aventi carattere di monumentalità –e non è ancora stato appurato che tra quelli in questione non ce ne sia qualcuno- sono tutelati dalla legge 14 febbraio 1951, n. 144 (che concerne il divieto di abbattimento di alberi di ulivo) e dalle norme applicative regionali.

Quale sarà la prossima mossa della industrializzazione ed edificazione vecchio stile e no sense dilagante a Barletta? Riuscirà ancora a stupirci una colata di cemento a pochi passi dal mare o l’edificazione degli ennesimi nuovi palazzi a Barletta?

Mirella Vitrani

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