Barletta, in tre picchiano l’amico della moglie di uno di loro: arrestati

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Nella mattinata di ieri, due agenti del Commissariato liberi dal servizio,  mentre si trovavano all’interno del pronto soccorso di Barletta, apprendevano che una persona lì presente era stata violentemente  aggredita da tre soggetti, per una questione legata ad un particolare rapporto di amicizia fra la moglie di uno degli aggressori  e la vittima. Il soggetto aggredito, sottoposto alle visite mediche veniva ricoverato con prognosi di  20 giorni.

La vittima, immediatamente sentita, a verbale riferiva che, da diverso tempo, a seguito di alcuni suoi messaggi e comunicazioni telefoniche fatte alla moglie di uno degli aggressori, era stata aggredita fisicamente arrivando persino a subire il danneggiamento della propria autovettura, con il taglio degli pneumatici. La parte offesa non aveva comunque denunciato questi episodi in quanto  il principale aggressore gli avrebbe  chiesto scusa.

L’ultimo episodio, più grave, è quello avvenuto nella mattinata di ieri quando la vittima veniva contattata telefonicamente da C.A. per un chiarimento. All’incontro C.A. afferrava la vittima per il braccio e la costringeva ad entrare nella propria abitazione. Qui ad attenderlo trovava altre due persone: il figlio minorenne di C.A. ed il cognato R.F.; nonostante il tentativo della vittima  di evitare colpi fatali, veniva aggredito violentemente da padre e figlio, che lo colpivano in ogni parte del corpo procurandogli diverse ferite.

Nella circostanza la vittima chiedeva aiuto al cognato di uno dei due aggressori, ma questi si rifiutava di intervenire anzi, incitava il cognato ed il nipote a colpire con più violenza dicendo “ti sta bene bastardo quello che ti stanno facendo, devi morire, dovevi pensarci prima a quello che hai fatto” e  gli sbarrava ogni via di fuga. La vittima aggiungeva che la violenza dei due sembrava essersi fermata  alla vista del sangue, ma ad un certo punto il principale aggressore, C.A., in preda alla rabbia lo afferrava per un braccio e lo trascinava giù per le scale con l’intento di metterlo all’interno della propria autovettura e portarlo in un altro luogo per ultimare il suo piano delittuoso.

Il suo intento lo ripeteva ad alta voce dicendo “ti devo uccidere, devo finire di ucciderti da un’altra parte”. Ma nonostante ciò la vittima riusciva a fuggire e ad evitare che si realizzasse il piano delittuoso dei tre.

C.A. e  R.F. venivano  arrestati ed associati alla Casa Circondariale di Trani, mentre il minore veniva deferito in stato di libertà.

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