Andria, appalto sui rifiuti da 90 milioni di euro: 5 arresti

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L’indagine, partita all’indomani di un attentato dinamitardo subito nel marzo del 2011 proprio dall’ex assessore comunale al ramo presso il suo mobilificio, avrebbe consentito di ricostruire i costanti e frenetici contatti tra l’amministratore pubblico e quattro dirigenti di una società operante nel settore dei rifiuti finalizzati ad aggiudicarsi l’appalto per la  raccolta differenziata “porta a porta” dei rifiuti solidi urbani nelle città di Andria e Canosa di Puglia, per un valore complessivo di circa 90.000.000 di euro, evento in ogni caso non verificatosi.

In particolare gli indagati, responsabili di un reato di recente introduzione normativa, al fine di condizionare le modalità di scelta da parte della Pubblica Amministrazione a vantaggio di una nota azienda privata operante nel settore della raccolta dei rifiuti, avrebbero tentato con promesse, collusioni ad altri mezzi fraudolenti di turbare il procedimento amministrativo diretto a stabilire il contenuto del predetto bando di gara.

Inoltre l’ex assessore comunale ha indotto la stessa azienda privata, che già gestiva in proroga il servizio di raccolta dei rifiuti, sia ad affidare indebitamente le mansioni superiori ad un dipendente sia ad assumere a tempo determinato due netturbini.

Nel corso delle indagini sono emersi elementi di collegamento con analoga attività investigativa svolta dalla Procura della Repubblica di Monza, relativa proprio alle modalità di aggiudicazione della stessa gara di appalto ad un’altra azienda, a seguito della quale lo stesso ex assessore comunale è stato attinto da una diversa misura cautelare in carcere per il reato di corruzione.

 

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