Andria, sequestrato il depuratore: 14 indagati

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Come negli altri casi di sequestro di impianti analoghi, il provvedimento autorizza la facoltà d’uso, ma ha affidato la gestione in custodia giudiziaria ad un dirigente dell’Acquedotto pugliese S.p.A., esclusivamente ai fini dell’accertamento degli agenti di contaminazione chimica e batteriologica lungo l’intero percorso delle acque reflue le quali, in uscita dal depuratore, sono convogliate nel canale “Ciappetta Camaggio” dal quale poi vengono scaricate nel mare Adriatico, nei pressi della città di Barletta.

Sono  14 le persone che risultano indagate: due legali rappresentanti e due funzionari dell’Acquedotto pugliese S.p.A. il soggetto gestore dell’impianto, l’amministratore unico della Pura depurazione S.r.l. azienda deputata alla conduzione, due amministratori della società privata incaricata di eseguire i lavori di adeguamento dell’impianto di depurazione, il presidente e due componenti della Commissione di collaudo, un dirigente della Regione Puglia, il Presidente e due funzionari dell’Autorità idrica pugliese. Per loro, a vario titolo, i reati contestati sono quelli di gravi illeciti di natura ambientale, quali il getto pericoloso di cose, il deturpamento di bellezze naturali, il superamento dei valori tabellari nello scarico in acque superficiali, il deposito e trattamento (in assenza di autorizzazione) dei fanghi prodotti dall’impianto di depurazione, l’emissione in atmosfera (in assenza di autorizzazione) di gas maleodoranti. A questi si aggiungono i reati contro la pubblica amministrazione, quali l’omissione di atti d’ufficio, l’interruzione di un servizio di pubblica necessità, la frode e l’inadempimento di contratti nelle pubbliche forniture. Infine, contestate anche violazioni delle norme in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro con omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro.

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