Barletta, crollo palazzina: altri 7 indagati

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Questi i nomi dei nuovi indagati:

Ing. Pietro Fortunato Ceci: collega di studio dell’architetto Paparella, direttore dei lavori già indagato, l’Ing. Ceci secondo i magistrati non avrebbe impedito la prosecuzione dell’attività demolitoria dell’impresa Chiarulli, nonostante il sopralluogo effettuato il venerdì dall’Ing. Palmitessa dell’Ufficio tecnico del Comune avesse rilevato le lesioni murarie direttamente conseguite dalla loro attività di demolizione con ruspe. Pertanto, avrebbe contribuito al tragico evento non accertando -pur avendone l’obbligo professionale quale tecnico incaricato della “Progettazione e della direzione lavori delle strutture” e quindi dei calcoli delle strutture della costruzione da erigersi dopo la demolizione- la natura portante e comune del muro di confine, e non impedendo quale tecnico intervenuto al sopralluogo del 30 settembre, la prosecuzione dei lavori dopo quel sopralluogo.
Giannini s.r.l., rappresentata dal titolare Cosimo Giannini.I fratelli Chiarulli, Cosimo Giannini e Antonio Sica avrebbero contribuito in cooperazione colposa tra loro e con il contributo causale delle altre persone sottoposte alle indagini, soprattutto dell’erronea condotta professionale di Paparella e Ceci,  a causare il crollo del fabbricato confinante con quello demolito e con il relativo cantiere edile.

Alessandro Maria Mancini. Maresciallo polizia municipale intervenuto nel sopralluogo del 30 settembre. Omise l’ accertamento delle regolarità sotto il profilo urbanistico-edilizio dei lavori in atto nel cantiere confinante.

Antonio Sica. Incaricato da suo cognato Cosimo Giannini della sorveglianza del cantiere nel corso dei lavori.

Emanuele Sterlicchio. Caposquadra dei vigili del fuoco intervenuto anche lui al sopralluogo. Indagato per violazione dell’ obbligo di accertare  le attività in atto del cantiere del Giannini e mancato inoltro delle stesse.

Arch. Valeria Valendino. Insieme all’Ing. Palmitessa,  funzionaria in servizio presso il settore edilizia del Comune di Barletta. Gianferrini e la Valendino, nonostante la comunicazione fatta da Paparella in merito all’inizio dei lavori di rimozione delle macerie con l’utilizzo di uno scavatore,  con conseguenti pericolose vibrazioni e danneggiamento degli immobili confinanti, avrebbero trascurato i propri doveri in materia di tutela della pubblica e privata incolumità.

Il Pm Maralfa cita un caso analogo di un immobile in via De Leon, con caratteristiche strutturali simili a quelle di via Roma, con un muro di confine che era stato gravemente danneggiato proprio dalle vibrazioni causate da uno scavatore: in questo caso invece l’Ing. Paparella aveva chiesto e ottenuto la sospensione dei lavori.Geom. Vincenzo Zagaria. Avrebbe redatto il “Piano di demolizione” e il ” Piano di sicurezza e coordinamento” (P.S.C.),  controfirmato dal committente Cosimo Giannini (piano che reca quale data di redazione febbraio 2008, corretta a penna in luglio 2008), carente nei contenuti minimi prescritti in quanto non conteneva le prescrizioni correlate alla complessità dell’opera e alle eventuali fasi critiche del processo di costruzione, per prevenire o ridurre i rischi per la sicurezza dei lavoratori. Il P.S.C., inoltre, riportava procedure standardizzate, quindi non adeguate alla situazione specifica del cantiere. Il Piano delle demolizioni redatto dal medesimo Geom. Zagaria e parte integrante del P.S.C. risultava carente riguardo la valutazione dei rischi per i fabbricati adiacenti.
Il P.S.C prendeva in considerazione esclusivamente la creazione di polveri, la caduta di calcinacci e la movimentazione di carichi dall’alto, senza alcun riferimento alla possibile rovina delle strutture adiacenti. Il geometra Zagaria, infine, in qualità di coordinatore avrebbe dovuto sospendere i lavori ” in caso di pericolo grave ed imminente, direttamente riscontrato” .Infine,  Piero Fortunato Ceci, Francesco Gianferrini, Giovanni Paparella e Valeria Valendino avrebbero indotto in errore i componenti del consiglio comunale in merito alla legittimità dell’opera, legittimità, invece insussistente. Il procedimento amministrativo che sfociò in una deliberazione del consiglio si basava sul presupposto erroneo che l’immobile interessato fosse a se stante e non invece porzione di un unico immobile.

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