Infedeltà coniugale, quando scatta l’addebito della separazione e il risarcimento del danno

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La separazione con addebito interviene quando uno dei due coniugi si è reso direttamente responsabile della separazione, ad esempio nel caso di un tradimento. In linea teorica il coniuge tradito, in sede di separazione, può chiedere l’addebito della separazione a chi ha violato l’obbligo di fedeltà. Ma la possibilità di ottenere una pronuncia di addebito è tutt’altro che scontata. Perché il giudice possa addebitare la separazione a carico del coniuge infedele è necessario dimostrare che il tradimento è stato la causa della crisi matrimoniale e non il suo effetto. Se, pertanto, il tradimento interviene in un momento in cui il matrimonio è già in crisi non c’è motivo per addebitare la separazione al coniuge fedifrago.tarantino-maurizio

Per approfondire la questione ne parliamo con il consulente legale di Bari Maurizio Tarantino.

“La Corte di Cassazione più volte si è occupata del tradimento ed ha sempre ricordato che l’infedeltà coniugale può comportare l’addebito della separazione solo se si dimostra che la relazione extraconiugale sia stata la causa della crisi della coppia e non la sua conseguenza.

Invero, la giurisprudenza di legittimità ha meglio precisato che “ai fini dell’addebitabilità della separazione il Giudice di merito deve accertare se la frattura del rapporto coniugale sia stata provocata dal comportamento oggettivamente trasgressivo di uno o di entrambi i coniugi, e quindi se sussista un rapporto di causalità tra detto comportamento ed il verificarsi dell’intollerabilità dell’ulteriore convivenza, o se piuttosto la violazione dei doveri che l’art. 143 c.c. pone a carico dei coniugi sia avvenuta quando era già maturata una situazione di crisi del vincolo coniugale, o per effetto di essa”. (In tal senso Cass. 2012 n. 8862; Cass. 2012 n. 8873; Cass. Sez. I, 2010, n. 21245; Cass. 2001, n. 12130 e Cass. Sez. I, 1999, n 7566).

Pertanto è irrilevante ai fini dell’addebito, il comportamento tenuto dal coniuge che ha “trasgredito” successivamente al verificarsi di una situazione di intollerabilità della convivenza; tale configurazione, quindi, impone alla parte richiedente l’addebito l’onere di fornire in giudizio la prova che la violazione degli obblighi nascenti dal matrimonio sia stata la causa (unica o prevalente e determinante) dell’intollerabilità della convivenza fino a determinare la separazione.

Premesso quanto esposto, occorre precisare che l’infedeltà nei confronti del proprio marito o della moglie può portare non solo a una causa di separazione con addebito, ma anche alla condanna del risarcimento dei danni. Difatti, la violazione degli obblighi nascenti dal matrimonio costituisce, da un lato, causa di intollerabilità della convivenza, giustificando la pronuncia di addebito, dall’altro, dà luogo ad un comportamento (doloso o colposo) che, incidendo su beni essenziali della vita, produce un danno ingiusto, con conseguente risarcimento, secondo lo schema generale della responsabilità civile. Di talché, possono coesistere pronuncia di addebito e risarcimento del danno, considerati i presupposti, i caratteri, le finalità, radicalmente differenti (in tal senso Corte di Cassazione con la sentenza n. 8862/2012).

Su tale questione è intervenuta la Suprema Corte di Cassazione con la recentissima ordinanza n. 19193 del 28 settembre 2015 che ha condannato ad una cospicua somma, a titolo di risarcimento, un uomo che aveva portato avanti negli anni una relazione con un’altra donna, provocando nella ex moglie uno stato di depressione e ledendo la sua dignità. Nel caso specifico, il risarcimento è scattato soprattutto quando tra i coniugi, dopo aver superato la crisi coniugale, il coniuge fedifrago continuava l’adulterio. A tal proposito, i giudici hanno meglio precisato che per configurare gli estremi del danno ingiusto rilevano gli aspetti esteriori dell’adulterio, quando particolarmente offensivi e oltraggiosi, come ad esempio una relazione resa pubblica con il discredito determinato dal fatto che tutti gli amici o i colleghi del coniuge erano a conoscenza del fatto che quest’ultimo fosse oggetto, da più tempo, di tradimento.

Alla luce delle considerazioni innanzi esposte, quindi per stabilire l’addebito della separazione per infedeltà coniugale è necessario dimostrare che il tradimento è stato la causa della crisi matrimoniale e non il suo effetto; invece, per stabilire la possibilità di un risarcimento del danno è necessario valutare la condotta posta in essere dal coniuge fedifrago: se essa ha determinato una offesa alla dignità e all’onore dell’altro, allora la condanna è assicurata”.

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