Canosa di Puglia, Giornata contro violenza donne. La Salvia: «Non spegnere i riflettori»

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 L’abbiamo già affermato lo scorso 8 marzo: sulle discriminazioni di genere bisognerebbe soffermarsi ogni giorno. Lo ripetiamo in occasione di questa giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Che se ne parli il 25 novembre o in altra data non ha grande importanza; è invece determinante che non passi sotto silenzio quella strage che si consuma ogni giorno a danno delle nostre compagne nelle nostre case, nelle nostre famiglie, in ogni città, piccola o grande che sia, e che con un duro neologismo ormai abbiamo imparato a chiamare “femminicidio”. Dietro ad un’apparente normalità e dietro a tante false rispettabilità si cela una violenza che è tanto più subdola quanto più è nascosta, da parole come “amore” o “gelosia”, mentre in realtà, lo sappiamo bene purtroppo, è spesso solo infantile desiderio di possesso da parte di un uomo che non sente e, spesso per cultura ed educazione familiare “non può sentire”, la propria donna come una compagna di vita.

Nell’anno che si sta concludendo ne abbiamo parlato spesso, nella nostra Città, di questo argomento, distribuendo le riflessioni su questo tema durante il nostro percorso. Ne abbiamo discusso con l’Associazione “Se non ora quando”, stimolati dall’intensa interpretazione di Michela Diviccaro in “Storie di donne e anche la mia”. Ne abbiamo anche parlato, in una calda serata estiva, con Nicky Persico, nella presentazione del suo bestseller “Spaghetti Paradiso”, che trattava di quell’altra subdola forma di violenza che è lo stalking. Lo abbiamo vissuto e lo viviamo quotidianamente nelle notizie che ci giungono dagli organi di informazione: madri che vendono le figlie adolescenti, a Roma come a Napoli e chissà dove altro, in cambio di denaro o di qualche chincaglieria firmata. Anche questa è violenza, denotante fra l’altro anche un deserto morale e materiale che circonda alcune donne e da cui esse devono difendersi quanto e più che dagli stalker o dai mariti violenti. Anche quando ci arriva dalla Procura di Bari l’allarmante dato di 20 denunce a settimana per maltrattamenti in famiglia e stalking, ne parliamo. Oppure quando scopriamo che a due passi da noi, a Molfetta, una ragazzina è stata violentata per mesi da un branco di ragazzi, trovando solo dopo tanto tempo il coraggio di denunciarli. La vicinanza geografica, per altro, ci ricorda quanto ci siano pericolosamente prossimi certi comportamenti.

Fatte però queste considerazioni, che fare? L’abbiamo affermato più volte: compito di chi amministra è anche di dare indirizzi etici e, ricordando Don Milani, ci torna in mente ancora una volta questa domanda. Nel caso del sacerdote di Barbiana, il nemico veniva dall’esterno. Viste le circostanze, noi dovremmo invece chiederci: che fare per proteggere le donne dai loro mariti, “amici”, figli. Che fare per proteggerle da quella visione tanto povera da essere miserabile; anzi, forse una visione “figlia legittima della povertà”, non solo e non tanto economica ma soprattutto culturale. Quella che consente di incarnare nella donna il “competitor”, in un mondo da sempre governato dagli uomini. E purtroppo non c’è visione politica o religiosa che possa, ad esempio, ovviare alla barbarie di chi ritiene che chi non porta i pantaloni “non deve togliere lavoro agli uomini”; che non può rappresentare una visione “maschia” della vita; che non possa “sedere sulle stesse sedie, perchè ciclicamente sporca”! Ma se solo l’umanità avesse utilizzato la donna negli stessi ruoli degli uomini, il mondo avrebbe forse fatto il doppio dei progressi nella metà del tempo, risparmiandosi probabilmente anche molte guerre. Perchè quelle guerre sono state combattute dai figli partoriti da quelle medesime donne! Questa l’amara conclusione cui non si può non giungere; fatta di tanti se che speriamo un giorno possano diventare certezze. Se solo non si spegnessero i riflettori, dopo la data del 25 Novembre, sui femminicidi fisici e morali cui ogni giorno assistiamo con un impotenza che non può farci onore!”. 

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