Amministrative Bat, documento diocesano sul voto: «Abbiamo l’obbligo della speranza»

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ABBIAMO L’OBBLIGO DELLA SPERANZA

– Verso le elezioni amministrative del 26 e 27 maggio 2013 –

 La politica vive oggi nel sospetto e di sospetti; le elezioni amministrative vengono pensate come il luogo di una possibile ‘lotta civile’, dove ogni cosa (voti compresi) si può comprare, dove conta non il valore del candidato ma il numero dei parenti che lo voterà o la ‘forza economica’ di chi lo sostiene, qualunque sia il partito di appartenenza, anche se cambia negli anni lista, formazione politica e compagni di strada.

Mai come in questo periodo si è sentito parlare così spesso di bene comune, solidarietà, legalità e giustizia: non c’è niente di meglio per coloro -a cui non importa nulla della legalità, del perseguimento del bene comune, della realizzazione di politiche solidali- che trasformare la giustizia e il rispetto delle regole in un semplice slogan da comizio, dimenticando che la pratica di detti valori comincia già da come e da chi scegli come ‘compagno di percorso politico’.

Ma noi siamo pieni di speranza.

Vogliamo dare credito ed avere fiducia, perché non abbiamo paura della storia, non ci sentiamo depositari della verità politica, non viviamo di rancori e di pregiudizi.

Vogliamo che i partiti non siano ‘caste’ impermeabili, ma si rinnovino e si aprano a nuove forme di partecipazione per ricevere energie fresche.

Vogliamo da tutti trasparenza e proposte, non ‘fumose promesse’ né favori per il presente ed il futuro; soprattutto non vogliamo favori per la Chiesa e per gli uomini di Chiesa.

Papa Francesco nell’incontro di metà marzo 2013 con i giornalisti: “Voglio una Chiesa povera per i poveri … La Chiesa non ha natura politica, ma essenzialmente spirituale ”; il 27 aprile 2013 durante la messa, celebrata nella Cappella di Santa Marta, ribadisce che la comunità cristiana non “cerca la sicurezza nel patteggiare con il potere, nei soldi”; ancora in un’intervista, rilasciata ad Abraham Skorka, precisa: “La religione possiede un patrimonio e lo mette a servizio del popolo, ma se comincia ad immischiarsi negli intrighi politici e ad imporre cose sottobanco si trasforma in un fattore negativo … Non è un male che la religione dialoghi con il potere politico, il problema è quando vi si associa per fare affari di nascosto”(da Il cielo e la terra, 2013, 134).

E con Papa Benedetto XVI diciamo con chiarezza: “la Chiesa non può e non deve prendere nelle sue mani la battaglia politica per realizzare la società più giusta possibile, … ma non può e non deve neanche restare ai margini nella lotta per la giustizia”.

Nessuna lista, nessun candidato può dire di rappresentare la Chiesa o di aver ricevuto un mandato dai suoi sacerdoti.

Vogliamo conoscere le ragioni per cui in alcune Città del nostro territorio i consiglieri comunali hanno dato le dimissioni in uno studio notarile e non nell’unica legittima sede istituzionale, il Consiglio Comunale.

Vogliamo una campagna elettorale fatta da gente per bene e con i metodi della gente per bene; una campagna elettorale onesta, senza ricatti, senza promesse irrealizzabili, senza compravendita di voti, senza nessuno che si senta costretto a votare qualcuno, senza manifesti e comizi pieni di insulti e di grida inutili.

Vogliamo sapere cosa si intende realizzare davvero per la città; a cominciare da una gestione oculata e trasparente delle casse comunali, da cosa si vuole fare per le famiglie in difficoltà, per i poveri, per i giovani, per quelle scuole prive di strutture adeguate, per la tutela dell’ambiente da ogni tipo d’inquinamento, per la valorizzazione e promozione del volontariato laico e cristiano che opera nel silenzio, per chi è ai margini, per coloro che stanno perdendo il posto di lavoro o non l’hanno mai avuto e, perciò, devono mendicare l’interessamento del politico o dello sponsor di turno.

Vogliamo sapere come i ‘tesori e le ricchezze’ tipiche del territorio possono concretamente servire non per il guadagno e la forza economica di pochi, ma per il benessere e per il futuro delle varie comunità cittadine.

Vogliamo sapere senza dare deleghe in bianco a nessuno, ma dicendo basta alla sfiducia.

Vogliamo sapere, perché siamo consapevoli del grande valore che ha la vita di ogni persona, dell’insopprimibile dignità di tutti, a cominciare proprio da coloro ai quali il bisogno toglie il futuro e distrugge il presente.

Proprio perché cristiani, abbiamo il dovere della speranza! Abbiamo il dovere dell’impegno personale anche in politica! Abbiamo il dovere di non lasciarci prendere dall’indifferenza e dall’apatia politica!

Per questo vogliamo avere un’adeguata informazione su programmi e candidati in modo che l’esercizio del nostro voto, quale diritto-dovere responsabilmente espresso, concorra a determinare l’indirizzo politico della città negli anni a venire.

NO ad una partecipazione decisa a tavolino.

NO ad una partecipazione comprata con pochi spiccioli.

NO ad una partecipazione che risulti espressione di interessi di parte.

 Le tre Commissioni Diocesane con questa nota vogliono sollecitare tutti i cittadini e, in particolare, i cattolici ad esprimere il proprio voto con coscienza e senza contropartite, perché i nuovi amministratori, superando le faide politiche e i contrasti personali, possano ridare fiducia e speranza per un futuro diverso dal presente.

Abbiamo il dovere della speranza: tutti insieme possiamo costruire un futuro diverso e perseguire davvero ‘il bene comune’.

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