Sigarette elettroniche, boom di punti vendita: a colloquio con i rivenditori di Barletta

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Vere e proprie “oasi” di fumo alternativo, che con le loro custodie e laccetti colorati diventano anche simpatiche idee regalo per chi ha intenzione di ridurre in parte  l’assunzione di nicotina.

L’origine del prodotto risale al 2003, quando in Cina fu inventato questo nuovo modo di fumare  a quanto pare più economico e più salutare, e ormai il diffondersi del franchising legato allo  “smoke digitale” incalza la concorrenza a scapito del monopolio di Stato e dei tabaccai tradizionali ma a vantaggio delle tasche e della salute di tanti fumatori.

Girando per le vie di Barletta, abbiamo intervistato alcuni rivenditori di sigarette elettroniche, i quali hanno a vario titolo spiegato le ragioni del proprio “successo” e da cosa sono composte  le sostanze che  gli “svapatori” inalano.

“I kit sono differenti fra loro e  variano a seconda delle esigenze dei  fumatori, dai  più accaniti a quelli meno;  si passa da un kit che può costare 69 euro a quelli che costano 45 o 50 euro, ognuno di essi comprende una o due sigarette complete di liquido, carica batterie di rete usb, una o due batterie e  un quantitativo  variabile  a seconda del kit,  di vaporizzatori; il cliente deve solo acquistare una  tantum il liquido con o senza nicotina al costo pari a quello di un pacchetto di sigarette, ovvero 5 euro – ha commentato un rivenditore – siamo quasi tutti dei franchising dipendenti da  aziende prettamente del nord Italia; ma che quel che temo di più , è  che questo settore possa essere strumentalizzato da gente impreparata che, con qualche soldo in tasca  decide di vendere  questi prodotti senza  nemmeno formarsi in maniera adeguata e senza un minimo di professionalità, dando  alla gente liquidi non conformi alle certificazioni europee e né tantomeno italiani!”

“Il nostro target di clienti è vario e trasversale, dal giovane all’anziano, dall’operaio al medico, chiunque si rivolge a noi se il suo obiettivo è quello di smettere gradualmente di fumare – ha spiegato una rivenditrice – i nostri liquidi contengono:  Glicole Propilenico ovvero un solvente usato per far sciogliere liquidi, è impiegato sia in campo farmaceutico che alimentare e soprattutto non è cancerogeno; Glicerolo Vegetale ovvero un emulsione alimentare ben assimilabile dal nostro organismo, Acqua e Aromi alimentari; pertanto il fumatore può decidere se aggiungere nicotina o meno alla miscela, a seconda della sua  graduale “disassuefazione” dal tabacco.

Dunque un prodotto innovativo, e allo stesso tempo più salutare, oltre che ammortizzabile nel tempo e quindi più economico, anche se resta alto il rischio di “contraffazione” trattandosi di un prodotto diffuso sul   mercato libero;  l’ Istituto Superiore di Sanità per il momento ha disposto che, non essendo ancora noti tutti gli effetti delle “E-cig” e poiché si tratta comunque di un prodotto che può contenere nicotina,  è necessario che all’interno delle confezioni vi sia un foglio di avvertenze che spieghi al consumatore gli eventuali rischi. Un’ informazione doverosa o, come alcuni pensano, un modo per scongiurare i mancati introiti legati alla vendita delle sigarette tradizionali?

Il noto oncologo Prof. Umberto Veronesi, per esempio, sulle pagine del Corriere della Sera ha dichiarato che “la sigaretta elettronica è assolutamente innocua, soprattutto quella senza nicotina, tanto è vero che è utilizzata per un protocollo scientifico multicentrico ufficiale che coinvolge tre IRCSS milanesi. Può essere uno strumento molto utile per iniziare un processo di disassuefazione, soprattutto in chi ha una forte dipendenza di tipo psicologico-gestuale”.

“Un mio amico tabaccaio – ha proseguito la “smoke shop” –  ha riscontrato  una riduzione delle vendite  di sigarette pari al  15% , in concomitanza del diffondersi degli” svapatori”, sta pensando pertanto di vendere anche lui sigarette elettroniche; in realtà quest’ultime funzionano come se fossero dei veri e propri  “aerosol”  ovvero nebulizzatori  di sostanze non nocive, a differenza invece  delle vecchie sigarette  la cui combustione  danneggiava il fumatore in primis e chi lo circondasse.”

“Alcuni  medici e i cardiologi barlettani nostri clienti  hanno consigliato ai propri pazienti la sigaretta elettronica,  e questo la dice lunga – ha concluso sorridendo il negoziante –  e la casa farmaceutica che ha finanziato la ricerca sulla nocività o meno delle sigarette elettroniche è la Pfizer ovvero la stessa che con i suoi farmaci cura quasi il 90% delle malattie causate dal fumo o che aiutino alla disassuefazione;  l’unica cosa che potrebbe succedere è che lo Stato inizi a tassare i nostri prodotti al fine di inficiarne la vendita e continuare il suo Monopolio sulla vendita delle sigarette tradizionali.”

Dora Dibenedetto

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