Barletta, “Giorno della Memoria” celebrato con gli studenti nella Piazza d’Armi del Castello. Foto

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Con l’arrivo delle scolaresche, dei rappresentanti di tutte le forze dell’ordine e dei responsabili amministrativi dei comuni della Bat, il professor Luigi Dicuonzo ha dato inizio all’incontro, ringraziando i presenti e spiegando che il nostro Castello è un “luogo che trabocca di memoria, bello non solo architettonicamente ma anche per la sua memoria storica”. Nel settembre del 1943, ha spiegato il professore i nostri soldati cercarono di resistere all’attacco dei soldati tedeschi, ma privi di forza e munizioni, furono catturati e deportati. Dicuonzo ha quindi sottolineato l’importanza della memoria e che la presenza degli istituti e dei militari nell’ incontro era necessario per dare conto alla memoria stessa, per onorare i nostri morti e l’insegnamento che ci hanno dato e soprattutto dare spazio alla verità.

Il professore ha poi citato una frase di Shlomo Venezia dal cui libro “Sonderkommando Auschwitz” sono stati tranni dei brani letti dai ragazzi: “Vi racconto tutto ciò che è successo a Auschwitz in modo tale che nn si raccontino più fandonie e non ci siano più negazioni, che non ci sia più nulla da eccepire”.

Il subcommissario Volpe ha, nel suo intervento, raccontato l’impressione che ha avuto nell’entrare nel Castello, la differenza tra il nostro ingresso in piena democrazia e l’orrore di soli 68 anni fa, quando intorno alle 12 le truppe sovietiche entrarono nel campo di Auschwitz e oltre a trovare solo qualche Sonderkommando come Shlomo Venezia, si trovarono di fronte uno spettacolo così raccapricciante che dovettero tornare per scattare le immagini.

Volpe ha sottolineato l’importanza della memoria soprattutto nei giovani come uno sturmento d’azione per la democrazia e ha ricordato che non è esistito solo il nazismo, ma anche il fascismo che nel 1938  in Italia costrinse a vivere in condizioni di privazione anche gli italiani: dove adesso ci si reca in vacanza, come ad esempio nelle isole Tremiti, ad Alberobello, ci sono stati dei campi, a un passo da noi.

Prima della lettura dei brani c’è stato l’intervento di don Filippo Salvo che ha invitato i giovani a non dimenticare perché la memoria non è il passato, ma di essa è “intriso il presente e il futuro è una memoria che ci tocca da vicino” ha detto Don Filippo e ha rivolto il suo augurio ai giovani affinché possano attingere alla memoria come ad una scuola.

In un susseguirsi emozionante sono cominciate le letture di alcuni stralci del libro di Shlomo Venezia, a partire dai piccoli ragazzi dell’Istituto Modugno passando per i ragazzi della scuola secondaria Manzoni, l’Istituto elementare Musti, i ragazzi del Liceo Casardi, della scuola Dimiccoli, dell’Istituto Archimede, della scuola superiore Cassandro,  gli studenti della scuola Baldacchini, San Domenico Savio, Renato Moro, della Dimiccoli, e della scuola  De Nittis: i presenti hanno fatto un salto nel passato, nel gelo dei forni crematori, nel terrore vibrante dei vagoni della morte, nell’umiliazione e nell’angoscia di perdere ogni stralcio di dignità, di fronte alla completa assenza di umanità dei carnefici pronti a dispensare morte come un allegro passatempo.

La cerimonia si è conclusa con la premiazione dei sopravvisuti e dei parenti delle vittime della Shoah da parte della dottoressa Gazzella che ha portato i saluti del prefetto Carlo Sessa e che con grande “sentimento di gratitudine per questo incontro” e con l’invito che dopo le toccanti parole lette ci si possa sentire “pronti a rinnovare l’impegno affinche possa conservarsi viva la memoria storica di un evento che ha segnato in maniera drammatica il secolo appena trascorso del popolo ebraico e di tutti i deportati”, ha proceduto alla consegna della Medaglia d’Onore ai cittadini italiani, militari e civili, deportati ed internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra ed ai familiari dei deceduti. “Cittadini – ha dichiarato la dottoressa Gazzella – che hanno condiviso disumane considizioni di esistanza con altri sventurati nei campi di concentramento il cui sacrificio è riconiosciuto dalla Repubblica Italiana a titolo di risarcimento soprattutto morale ai sensi della legge 296 del 2006. Le medaglie – ha concluso Gazzella – rappresentano il  tributo ideale di un’intera comunità nazionale e cittadina per un enorme e incolmamile debito di solidarietà, vicinanza e riconoscenza, simbolo di ingiusti lutti patiti per il riscatto e la libertà di tutti i figli di questa  amata patria”.

Le medaglie sono state consegnate al signor Giuseppe Vito Volpe di Bisceglie che l’ha ritirata personalmente, alla memeoria del signor Giovanni Gentile di Bisceglie,  ritirata da sua figlia Isabella e alla memoria del signor Giuseppe Di Lernia di Trani, a ritirarla sua figlia Laura.

Per salutare tutti i presenti e sigillare un evento importante e significativo come l’evocazione di un genocidio senza precedenti nella storia e il cui orrore deve servire da monito per il mondo, il subcommissrio Volpe ha acceso la Menorah e i bambini della scuola Modugno hanno intonato un canto.

Le foto dell’evento:

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