La Disfida di Barletta? L.A.C.: «Si svolse ad Andria, è storia»

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La LAC afferma: “Abbiamo reagito civilmente alle accuse, agli epiteti, alle ingiuste ed ingiustificate illazioni nei confronti degli andriesi”. Alla base del diverbio vi sono ragioni storiche e culturali; ragioni che mettono in discussione persino la verità  che fa di Barletta la città della Disfida: “C’è una lunga e mai sopita polemica sulla Disfida di Barletta e sbaglia chi continua a confondere la visione storica con quella letteraria perché se dobbiamo guardare all’unica verità cioè quella storica dovremmo parlare solo della “Disfida di Andria” e questo tema è affrontato in molti archivi storici nazionali. Sorvoliamo, quindi, a tutto quanto attiene alla visione “romanzesca” di Massimo D’Azeglio, semplicemente un politico e scrittore ma non storico e guardiamo ai fatti di casa nostra”.

La prova? «Invitiamo i barlettani a recarsi presso la rinnovata e splendida nostra piazza Duomo; garantiamo sin da ora che continueremo ad essere ciò che siamo sempre stati, ospitali, gentili, educati e mai scortesi. L’invito, però, deve servire anche ad ammirare lo storico epitaffio collocato nel 4° centenario dell’avvenuta “Disfida di Andria” dei tredici cavalieri che si affrontarono in campo aperto, nel territorio di Trani, tra Andria e Corato, capeggiati dal Cav. Ettore Fieramosca.

Quell’epitaffio si trova in quel luogo proprio perché nella Cattedrale di Andria si svolsero la Santa Messa e il giuramento dei tredici cavalieri – Vittoria o Morte.

La “Sfida” quindi venne lanciata a Barletta e solo per puro caso ciò avvenne nella città di Eraclio perché Ettore Fieramosca non era barlettano e neanche lo erano i cavalieri che raccolsero la sfida non per difendere un inesistente “orgoglio locale” ma per difendere l’onore e l’orgoglio di tutti gli italiani. Dopo l’episodio in cui venne lanciata la sfida, dunque, la storia finisce lì e il tutto si trasferisce altrove, a partire da Andria.

Non sappiamo quanti abbiano il coraggio di rimettere in discussione questo importante periodo di storia del nostro territorio, noi non abbiamo timori a farlo e quando qualcuno ci offende reagiamo civilmente, con i fatti, con decisione, con fermezza e determinazione.

Ai barlettani quello che avevamo da dire lo abbiamo detto ma anche loro non dimentichino che la storia andriese è tutta da raccontare e da ammirare perché è vera e non leggenda, quindi coloro che vogliono hanno solo da imparare per migliorarsi», conclude l’associazione andriese.

Un diverbio che mostra quanta strada ancora dobbiamo fare. Rinfacciarsi un primato culturale non fa altro che mettere in evidenza il pensiero di un inutile campanilismo. La LAC (Libera Associazione Civile) e la Pro Andria Sesta Provincia rivendicano un’eredità culturale al pari di quella della dirimpettaia Barletta. In realtà si cerca di nascondere considerazioni campanilistiche che hanno il solo scopo di creare una competizione che dal campo culturale si sposta inevitabilmente verso una sciocca contrapposizione. Altro che Sesta Provincia, sembra di tornare al tempo delle città-stato.

Michele Noviello

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