Barletta, fiaccolata per le vittime del crollo: sfilano in 10 mila

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Ieri sera in piazza Aldo Moro non c’erano morbose curiosità da soddisfare, come spesso purtroppo accade in occasione di tragedie collettive, eppure spontaneamente quasi 10 mila persone sono convenute nello stesso luogo, spinte soltanto dalla volontà di testimoniare la propria sete di “giustizia e verità”.

Più forte della divisione tra celebrazione religiosa o laica del ricordo delle cinque vittime, che nella giornata precedente ha dato vita a un rincorrersi di voci sull’annullamento della manifestazione, poi smentite, e a una serie di modifiche del percorso che il corteo avrebbe seguito, è stato il richiamo interiore verso la condivisione di un lutto che va elaborato aprendosi agli altri, facendosi comunità pulsante di domande e in attesa di risposte.

Domande che non necessariamente devono essere urlate, ma capaci anzi di farsi sentire ancor di più attraverso la propria muta presenza fisica. Un corteo silenzioso, illuminato dalle fiaccole distribuite dagli organizzatori, rivelatesi insufficienti per tutti i partecipanti (ne erano stati previsti circa 4 mila, meno della metà) partito alle 20 da piazza Moro ha percorso le principali vie del centro, corso Vittorio Emanuele, sede del Palazzo di Città, su cui la magistratura ha indirizzato le proprie indagini per accertare le responsabilità della sciagura, e corso Garibaldi, per poi convergere verso la Cattedrale di Santa Maria Maggiore per la funzione religiosa in memoria delle vittime.

Una processione accompagnata da due soli striscioni, in testa e in coda al corteo, con i nomi delle cinque donne che hanno perso la vita quel tragico 3 ottobre, sorretti dai parenti che indossavano maglie nere con la richiesta di “giustizia e verità”. Una sola voce ha risuonato lungo il percorso, quella di don Sabino Lattanzio, parroco di San Giacomo: “Se queste cinque donne sono morte non c’entra il lavoro nero, ma la superficialità di chi avrebbe dovuto compiere i controlli. Non siamo incivili come qualcuno ci ha fatto apparire, siamo un popolo onesto, che lavora onestamente. Viviamo di poco, e onestamente”.

Sul sagrato della Cattedrale la folla si disperde, la chiesa non può contenere tutti e tanti vanno via dopo aver testimoniato laicamente la propria vicinanza. Sull’altare si dispongono i familiari delle operaie e della bimba, figlia del titolare del piccolo opificio tessile. Tra i banchi anche il sindaco Maffei, intervenuto a titolo personale, privo della fascia tricolore delle pubbliche occasioni. Viene sopraffatto dalla tensione del momento, ha un lieve malore ed è soccorso dagli operatori del 118 presenti, poi torna in chiesa.

Ora che le domande sono state tutte poste, attraverso i sentieri del dolore, della rabbia, della disperazione, dell’indignazione e della protesta civile, è tempo di risposte.

 

Martina Damiani

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